Il microbioma: la rivoluzione invisibile che sta cambiando la medicina
Negli ultimi vent’anni la medicina ha compiuto passi straordinari. Abbiamo imparato a leggere il genoma umano, a comprendere meglio i meccanismi dell’infiammazione cronica e a sviluppare terapie sempre più personalizzate. Eppure una delle rivoluzioni più importanti non riguarda direttamente le cellule umane, ma i trilioni di microrganismi che vivono dentro di noi.
Il microbioma – l’insieme di batteri, virus, funghi e altri microrganismi che abitano il nostro organismo – è diventato uno dei temi più studiati della medicina contemporanea. Per molto tempo è stato considerato un semplice ospite del nostro intestino; oggi sappiamo invece che svolge un ruolo essenziale nel mantenimento della salute.
Partecipa alla digestione, produce vitamine e metaboliti indispensabili, contribuisce all’integrità della barriera intestinale, dialoga con il sistema immunitario e comunica costantemente con il cervello attraverso il cosiddetto asse intestino-cervello. Sempre più studi associano un microbioma alterato a numerose condizioni croniche, tra cui obesità, diabete di tipo 2, malattie infiammatorie intestinali, allergie, patologie autoimmuni e alcune malattie neurodegenerative.
Questa nuova consapevolezza ci invita anche a rivedere il concetto stesso di essere umano. Non siamo costituiti esclusivamente da cellule umane, ma conviviamo con un ecosistema complesso che si è evoluto insieme a noi per milioni di anni. Alcuni ricercatori arrivano a definirlo un vero e proprio “organo funzionale”: non possiede una struttura anatomica propria, ma svolge funzioni indispensabili per l’equilibrio dell’intero organismo.
Più approfondisco questo argomento, più mi convinco che il microbioma rappresenti una delle grandi chiavi per comprendere la medicina del XXI secolo.
È anche il motivo per cui, negli ultimi anni, ho deciso di dedicare numerosi episodi del mio podcast “Salute e Biohacking” a questo tema. Pur provenendo da discipline diverse, immunologi, gastroenterologi, nutrizionisti, ricercatori della longevità e specialisti della medicina preventiva finiscono quasi sempre per arrivare allo stesso punto: il microbioma.
Tra gli incontri che mi hanno colpito maggiormente c’è quello con il Dr. Alvydas Petruškevičius, medico con una formazione in farmacologia, immunologia, microbiologia, oncologia e neurofisiologia, oltre a essere uno degli sviluppatori della tecnologia alla base di EnergyUpBiotics.
La nostra conversazione non si è limitata a parlare di probiotici. Abbiamo affrontato una domanda molto più ampia: quanto il nostro stile di vita moderno ha modificato il delicato ecosistema microbico con cui conviviamo fin dalla nascita?
È una domanda che oggi la ricerca scientifica sta iniziando ad affrontare con strumenti sempre più sofisticati, grazie alle moderne tecniche di sequenziamento genomico. E le risposte che stanno emergendo sono sorprendenti.
Abbiamo cambiato il nostro microbioma?
Se il microbioma è così importante per la nostra salute, la domanda diventa inevitabile: è ancora lo stesso che ha accompagnato l’evoluzione dell’essere umano per migliaia di anni? La risposta che emerge dalla ricerca è probabilmente no.
Negli ultimi cento anni il nostro stile di vita è cambiato più rapidamente che in qualsiasi altro periodo della storia umana. La dieta si è arricchita di alimenti ultra-processati, consumiamo meno fibre, viviamo in ambienti sempre più sterilizzati, trascorriamo molto meno tempo a contatto con la natura e utilizziamo con grande frequenza antibiotici, pesticidi, disinfettanti e numerose altre sostanze chimiche.
Tutto questo ha inevitabilmente modificato anche l’ambiente in cui vivono i nostri microrganismi. Le popolazioni che conservano ancora uno stile di vita tradizionale mostrano generalmente un microbioma più ricco e diversificato rispetto alle popolazioni occidentali. Oggi la perdita di biodiversità microbica è considerata una delle caratteristiche principali della cosiddetta disbiosi, una condizione associata a numerose malattie croniche.
Ma c’è un aspetto che mi ha colpito ancora di più. Per molti anni abbiamo considerato gli antibiotici semplicemente come farmaci in grado di eliminare i batteri responsabili delle infezioni. Oggi sappiamo che la loro azione è molto più complessa.
Le moderne tecniche di genomica hanno dimostrato che gli antibiotici esercitano una forte pressione evolutiva sul microbioma. Possono favorire mutazioni del DNA batterico, accelerare il trasferimento di geni di resistenza tra specie diverse e selezionare rapidamente i batteri più adatti a sopravvivere. In altre parole, non cambia soltanto il numero dei batteri presenti nell’intestino: cambia l’intero ecosistema microbico.
Questo non significa che gli antibiotici siano “nemici”. Al contrario, rappresentano una delle più grandi conquiste della medicina moderna e continuano a salvare milioni di vite ogni anno. Significa però che oggi comprendiamo molto meglio anche i loro effetti sul microbioma e l’importanza di utilizzarli quando sono realmente necessari.
È proprio in questo contesto che si inserisce il lavoro del Dr. Alvydas Petruškevičius. Da oltre trent'anni studia il microbioma e il suo ruolo nella salute umana, con l'obiettivo di comprendere come preservarne la biodiversità e favorirne il recupero quando viene alterato da antibiotici, fattori ambientali e stile di vita. Il suo lavoro parte da una convinzione che oggi trova sempre più riscontro nella ricerca scientifica: il microbioma non è un semplice insieme di batteri intestinali, ma un ecosistema biologico fondamentale per il corretto funzionamento dell'organismo. Proteggerne l'equilibrio significa investire in una delle frontiere più promettenti della medicina preventiva e della salute del futuro.
Durante il podcast abbiamo parlato a lungo del dialogo continuo tra microbioma, sistema immunitario e cervello. Oggi sappiamo che i batteri intestinali producono molecole bioattive, influenzano la risposta immunitaria e partecipano alla comunicazione lungo l’asse intestino-cervello. Sempre più ricerche suggeriscono che il nostro stato di salute dipenda anche dall’equilibrio di questo straordinario ecosistema invisibile.
Questa visione cambia profondamente il modo di intendere la salute.
Per decenni ci siamo concentrati soprattutto sulla malattia e sui singoli organi. Il microbioma ci invita invece a osservare il corpo come un ecosistema complesso, nel quale miliardi di microrganismi collaborano costantemente con le nostre cellule per mantenere l’equilibrio dell’intero organismo.
Ed è proprio questa prospettiva che rende il microbioma uno degli argomenti più affascinanti della medicina contemporanea.
Dalla ricerca alla pratica
Quando si parla di microbioma, una domanda emerge spontanea: è possibile favorirne il recupero dopo anni di alterazioni dovute allo stile di vita moderno?
È proprio questa la domanda che ha guidato il lavoro del Dr. Alvydas Petruškevičius e del suo team di ricerca. L’obiettivo non era sviluppare semplicemente un nuovo probiotico, ma progettare una tecnologia capace di affrontare alcuni dei principali limiti dei prodotti tradizionali.
Uno dei problemi più noti riguarda infatti la sopravvivenza dei batteri durante il passaggio nello stomaco. L’ambiente gastrico è estremamente acido e molti microrganismi non riescono a raggiungere vivi l’intestino, riducendo così la loro efficacia.
Per questo motivo il gruppo di ricerca ha sviluppato una tecnologia che utilizza fibroina, una proteina naturale derivata dalla seta, per creare un rivestimento protettivo attorno ai batteri, favorendone il passaggio attraverso lo stomaco e il rilascio nell’intestino.
Un’altra caratteristica interessante riguarda il processo produttivo. I ceppi probiotici vengono coltivati insieme a ginseng rosso coreano fermentato, una scelta che il team ha adottato per sostenere la vitalità dei microrganismi durante la produzione.
Anche la formulazione è diversa da quella della maggior parte dei probiotici presenti sul mercato. Invece delle classiche capsule, EnergyUpBiotics è disponibile in pratiche bustine di polvere, pensate per preservare la vitalità dei ceppi e facilitarne l’assunzione.
Naturalmente nessun integratore può sostituire uno stile di vita sano. Alimentazione ricca di fibre, attività fisica, sonno di qualità, contatto con la natura e uso consapevole degli antibiotici rimangono i pilastri per mantenere un microbioma in equilibrio. Tuttavia, la ricerca sta sviluppando strumenti sempre più sofisticati per supportare questo straordinario ecosistema.
La mia esperienza con EnergyUpBiotics
Chi segue il mio lavoro conosce la mia storia. In gioventù ho sofferto di reflusso gastroesofageo, digestione difficile, gonfiore addominale e una marcata sensibilità al glutine. Come spesso accade, ho sperimentato diversi approcci: modifiche dell’alimentazione, eliminazione di alcuni alimenti, enzimi digestivi e numerose strategie per migliorare la salute intestinale.
Quando ho conosciuto il Dr. Alvydas Petruškevičius non ho deciso subito di parlarne. Chi mi segue sa che, prima di consigliare un prodotto o una tecnologia, preferisco sempre approfondire la ricerca che lo sostiene e sperimentarlo personalmente.
Ho utilizzato EnergyUpBiotics quotidianamente per oltre quattro mesi, assumendo una bustina dopo colazione e una dopo pranzo.
Nel mio caso i risultati sono stati sorprendenti. La digestione è diventata progressivamente più semplice, il gonfiore addominale è praticamente scomparso e ho recuperato una tolleranza al glutine che avevo perso da molti anni.
Terminato il protocollo iniziale, ho scelto di continuare con una bustina al giorno, dopo colazione. Il motivo è semplice: il microbioma non è qualcosa di statico. È un ecosistema dinamico che cambia continuamente in risposta all’alimentazione, allo stress, ai farmaci, all’ambiente, al sonno, all’attività fisica e a molti altri fattori che fanno parte della nostra vita quotidiana.
Per questo considero il mantenimento di un microbioma in equilibrio parte integrante della mia strategia di prevenzione, insieme a uno stile di vita sano, un’alimentazione ricca di alimenti naturali, il movimento, il contatto con la natura e una buona qualità del sonno.
Dopo aver studiato il lavoro del team e aver sperimentato personalmente il prodotto, ho deciso di condividerlo anche con la mia community.
Se desideri saperne di più, puoi visitare il sito ufficiale di EnergyUpBiotics:
Per i lettori della mia newsletter e gli ascoltatori del podcast è disponibile il codice sconto VANESSA6, da inserire al momento dell’acquisto.
Una rivoluzione appena iniziata
Più approfondisco la letteratura scientifica sul microbioma, più mi convinco che stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma.
Per molti anni la medicina si è concentrata principalmente sulla diagnosi e sul trattamento della malattia. Oggi stiamo imparando che mantenere in equilibrio l’ecosistema microbico che vive dentro di noi potrebbe rappresentare uno degli strumenti più potenti per sostenere la salute nel lungo periodo.
Forse la grande rivoluzione della medicina del XXI secolo non consiste soltanto nello sviluppare nuovi farmaci, ma nel comprendere come preservare e nutrire questo patrimonio biologico invisibile che ci accompagna fin dalla nascita.
Il microbioma ci ricorda che la salute non dipende da un singolo organo, ma dall’equilibrio di un sistema straordinariamente complesso di cui facciamo parte.
Ascolta l’intervista completa
Se desideri approfondire questi temi, ti invito ad ascoltare l’episodio 121 del podcast “Salute e Biohacking”, nel quale ho intervistato il Dr. Alvydas Petruškevičius.
L’episodio è in inglese, ma su YouTube puoi attivare i sottotitoli automatici in italiano.
Credo che nei prossimi anni sentiremo parlare sempre più di microbioma. La domanda, a mio avviso, non è se influenzerà il futuro della medicina, ma quanto profondamente cambierà il nostro modo di comprendere la salute.
Vanessa Bertinotti
Vanessa Bertinotti (52 anni)
Vanessa accompagna le persone in percorsi di consapevolezza e trasformazione attraverso sessioni individuali e workshop esperienziali. Nel suo lavoro integra ipnosi e pratiche di riconnessione al corpo e alla natura, unendo scienza, presenza e sensibilità. È autrice del libro “Guida al Biohacking: Viaggio tra scienza, natura e consapevolezza” e conduttrice del Podcast “Salute e Biohacking”.



